Nel linguaggio di tutti i giorni, è facile e talvolta automatico confondere i concetti di scienza e tecnologia, come se fossero la stessa cosa. Si tende a credere che più qualcosa sia tecnologicamente avanzato, più essa sia scientifica, ma la realtà è ben diversa. La tecnologia è il frutto dell’applicazione pratica di principi scientifici per risolvere problemi concreti, mentre la scienza si occupa di comprendere e spiegare i fenomeni naturali secondo metodi rigorosi e teorici. Per fare un esempio, un’automobile è molto più “tecnologica” di un aratro, ma entrambe si basano su principi fisici che vengono adattati alle necessità dell’uomo. La tecnologia è il nostro strumento per risolvere problemi pratici, problemi che non potrebbero essere affrontati solo con formule o teorie fisiche. Basta pensare che non basta conoscere le leggi che governano i circuiti elettrici per costruire un impianto elettrico, o la fisica dei nuclei per progettare un reattore nucleare. La tecnologia è in continuo sviluppo, ma non è sinonimo di scienza in sé. Eppure, nella nostra società, la tecnologia viene spesso celebrata come il culmine della conoscenza scientifica. È l’ingegneria più avanzata, quella che ci porta alle vette dell’innovazione, ma questa visione è riduttiva e superficiale. Più un prodotto è all’avanguardia, più tendiamo a credere che sia anche “scientifico”, ma questo non è affatto vero. La tecnologia è un mezzo, un’applicazione; la scienza è la ricerca della verità.
Tecnologia e Scienza: sorelle, non gemelle
Tecnologia e scienza, pur essendo legate, hanno caratteristiche distintive.
Mentre la tecnologia può diventare obsoleta con il passare del tempo (vedi
i nuovi modelli di smartphone che escono ogni anno), la scienza evolve
anch’essa, ma attraverso il progresso delle teorie e degli esperimenti. La
scienza, in realtà, è oggi in una crisi profonda: il modello standard della
fisica, la base della nostra comprensione dell’universo, è noto per essere
incompleto e non del tutto corretto. Eppure, quante persone ne sono
consapevoli? E quante persone si chiedono come mai, in una società che
vanta una continua e rapida innovazione tecnologica, non venga mai
menzionato apertamente il fatto che la scienza moderna potrebbe non
essere all’altezza delle sue stesse pretese?
La verità è che non si parla apertamente di queste difficoltà, perché se
venisse rivelato che la scienza come la conosciamo non è infallibile, si
rischierebbe di minare le certezze della società tecnologica, che oggi vive
in un’epoca che adora la tecnocrazia, ossia il potere della tecnologia come
unico punto di riferimento.
Alla luce di quello sopracitato quello che però non cambia è il metodo
scientifico, ovvero il metodo di indagine che si usa per fare scienza e di
conseguenza alle applicazioni tecnologiche. Eppure, abbiamo visto che ci
sono state delle rivoluzioni scientifiche nella storia umana: la scienza di
Aristotele e Newton non era sbagliata era solo diversa, ma da un punto di
vista qualitativo o se vogliamo, di indagine, erano le stesse. Detto ciò, vi
invito a riflettere sul come mai non vi è una spinta a una rivoluzione
scientifica o per lo meno perché non viene detto apertamente che la
scienza come viene fatta oggi non è del tutto corretta e non abbiamo
un’alternativa. In realtà un’alternativa la si sta cercando ma è un tentativo
di mettere una pezza a teorie inconciliabili e non un cambio radicale di
prospettiva volto a darci una comprensione più profonda di questo mondo.
Tecnocrazia e verità
La tecnocrazia promuove l’idea che più un prodotto è tecnologico, più
esso sia “superiore”. Ma questa è una visione limitata. Non è detto che una
macchina più sofisticata sia migliore di una più semplice, o che una
tecnologia avanzata sia automaticamente più affidabile. Al contrario,
molte delle nostre tecnologie più moderne sono lontane dall’essere
perfette e, in alcuni casi, possono essere addirittura fallaci, come per
esempio dai frequenti errori dell’intelligenza artificiale, che nonostante
l’apparente “intelligenza”, commette sbagli evidenti.
Il motivo per cui si continua a glorificare la tecnologia e la scienza è
semplice: se si rivelasse che la scienza moderna non è la verità assoluta,
la società perderebbe i suoi punti di riferimento o peggio sarebbe costretta
cercarne di nuovi. L’intera struttura che fonda la nostra economia e la
nostra cultura basata sul materialismo e sulla tecnocrazia crollerebbe. E
questo non sarebbe certamente un evento indolore. La tecnologia è il falso
dio che domina la nostra vita quotidiana, e molti sono portati a credere che
più qualcosa è tecnologico, più essa sia veritiero o affidabile.
Il musulmano nella società odierna
L’individuo che sopravvive a questo tipo di società è il credente
musulmano. Colui che ha fede solo in Dio e non ai falsi idoli imposti. La
forza dell’islam e quindi del credente sta nella sua indipendenza da tutto
ciò che lo circonda: il dialogo spirituale del credente è sempre vivo ed è da
qui che egli trae la propria forza.
Poniamo il caso che l’idea di scienza dovesse crollare per via di una
plausibile rivoluzione scientifica: per la persona media che si affida ad
essa sarebbe uno shock, una perdita di certezze e una crisi. D’altro canto,
per il musulmano sarebbe solamente un’altra teoria che viene meno, una
come tante che vanno e vengono nella contingenza del mondo. Egli sa che
tutto viene dal suo signore e non da altro, che è la morte l’unica certezza
inalienabile e che tutto il resto è mutabile e immanente come ad esempio
la scienza.
La scienza, per quanto utile e formidabile non è perfetta e non è il valore
unico e inalienabile che crediamo che essa sia. I valori di una società
cambiano con il tempo, le esigenze e la capacità degli individui di
comprenderli. Ripeto che non è detto, nel modo più assolto che una cosa
sia migliore tanto più essa sia tecnologica o scientifica, la scienza stessa
dice che è così. C’è però spezzare una lancia a favore di alcuni scienziati:
coloro che sono consapevoli di ciò, sono liberi in quanto non si legano ad
un’idea e ad un ideale flebile. Essi perseguono un modello sapendo che è
sbagliato ed insegnano lo stesso modello non per cinismo ma per
mancanza di un’alternativa, il tutto a mio avviso in buona fede.