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Media e Comunicazione

Viviamo in un’epoca in cui la maggior parte delle informazioni che consumiamo proviene dai media, come giornali, telegiornali, programmi televisivi e social network. Tuttavia, non tutti sono consapevoli del ruolo cruciale che questi mezzi di comunicazione svolgono nel modellare le percezioni pubbliche, influenzare le opinioni e costruire narrazioni capaci di unire o dividere intere società. Mai come oggi, i media sono strumenti di potere che non si limitano a raccontare eventi, ma li interpretano, li gerarchizzano e li trasformano in rappresentazioni che plasmano il senso comune. In questo contesto, la comunicazione non è mai neutrale: essa riflette le strutture politiche, sociali ed economiche in cui è immersa, come sottolineano studiosi quali Siebert, Hallin e Mancini. 

Un esempio emblematico di questo fenomeno è rappresentato dall’Islam e dal modo in cui i media influenzano le percezioni collettive, spesso ricorrendo a stereotipi e narrazioni semplificate. Nei paesi occidentali, l’Islam viene frequentemente rappresentato in associazione a pregiudizi e paure, dipingendo i musulmani come “l’altro” per eccellenza, spesso legati a temi di estremismo, terrorismo e arretratezza culturale. Questo tipo di rappresentazione non solo alimenta l’islamofobia, ma perpetua divisioni e incomprensioni tra comunità diverse, ostacolando il dialogo interculturale e l’integrazione. 

Ma come riescono i media a persuadere le nostre menti e a distorcere la percezione dell’Islam? Attraverso diverse teorie e strategie di comunicazione, è possibile comprendere come essa possa essere contaminata e persuasiva. Tra queste troviamo: 

  • La teoria della propaganda, descritta da Chomsky, Herman e Lasswell.
  • Le euristiche e i bias cognitivi, studiati da Tversky e Kahneman. 
  • L’agenda setting, teorizzata da Cohen, McCombs e Shaw. 
  • L’effetto priming, analizzato da Bornstein, Bargh e Pietromonaco. 
  • Il framing, approfondito da Goffman, Entman e Iyengar.
  • Gli stereotipi, concettualizzati da Lippmann.
  • Il soft power, introdotto da Nye. 

Queste teorie, applicate in conformità con le strutture di mercato e il parallelismo politico, possono influenzare le menti delle persone, modellare le loro percezioni e opinioni, e incidere sulle loro decisioni e comportamenti. Come affermano Siebert e colleghi: “La stampa assume sempre le forme e le sfumature delle strutture sociali e politiche entro cui opera. Soprattutto essa riflette il sistema del controllo sociale.” Questo significa che i media non operano in un vuoto sociale o politico, ma rispecchiano le strutture e i sistemi di controllo in cui sono inseriti. Attraverso la selezione e la narrazione delle notizie, i media partecipano attivamente al mantenimento dello status quo. 

In questo modo, i media riescono a rappresentare l’Islam e i musulmani come una realtà “altra”. Tale rappresentazione rientra spesso nel fenomeno descritto da Edward Said nel suo celebre saggio Orientalismo (1978). Said analizza come l’Occidente abbia costruito l’immagine dell’“altro” orientalizzato, enfatizzandone la presunta alterità in chiave negativa per giustificare il dominio culturale e politico occidentale 

Vediamo come i media riescono ad influire sul nostro pensiero: 

La parola comune in questi due articoli di giornale è “Terrore”. Questo termine, così forte e di grande impatto emotivo, viene spesso associato dai media all’Islam e ai musulmani, creando un legame mentale potente e negativo tra l’Islam e atti di violenza o minacce alla sicurezza pubblica. Uno studio condotto da Marco Bruno ha analizzato il linguaggio di 556 articoli di quotidiani, evidenziando una tendenza significativa: nelle narrazioni mediatiche che trattano di immigrazione e musulmani, la parola “terrorismo” è frequentemente utilizzata. La radice “terroris*” compare ben 102 volte, dimostrando come il concetto di terrorismo venga spesso evocato in relazione a questi temi. Questo dato riflette una forte attenzione mediatica verso aspetti legati alla sicurezza e al rischio, associando implicitamente o esplicitamente l’identità musulmana a fenomeni di radicalizzazione o minaccia. 

I media utilizzano diverse strategie per manipolare il nostro pensiero, tra cui: 

  • Frequenza delle parole: Quando termini come “terrorista” vengono ripetutamente associati all’Islam e ai musulmani, il nostro cervello, attraverso scorciatoie mentali (euristiche), tende ad associare automaticamente queste persone o argomenti al terrorismo.
  • Uso delle immagini: Le immagini hanno un forte impatto emotivo e possono influenzare profondamente la percezione. 
  • Tono allarmistico: Spesso, l’Islam viene descritto con un tono che genera paura e inquietudine. 

Tuttavia, questa rappresentazione non è giusta. L’Islam viene associato a fatti e avvenimenti che non lo rappresentano, e ciò ci rattrista profondamente. Ad esempio, il Corano afferma che “chiunque uccide un uomo è come se uccidesse l’intera umanità”. Le donne musulmane, spesso considerate oppresse, trovano nel Corano il principio “Non c’è costrizione nella religione”, e l’Islam è stata la prima religione a riconoscere diritti alle donne. Inoltre, molti musulmani sono studenti o professionisti, dimostrando che il valore di una persona non si misura con un titolo di studio. 

Tuttavia, questa rappresentazione non è giusta. L’Islam viene associato a fatti e avvenimenti che non lo rappresentano, e ciò ci rattrista profondamente. Ad esempio, il Corano afferma che “chiunque uccide un uomo è come se uccidesse l’intera umanità”. Le donne musulmane, spesso considerate oppresse, trovano nel Corano il principio “Non c’è costrizione nella religione”, e l’Islam è stata la prima religione a riconoscere diritti alle donne. Inoltre, molti musulmani sono studenti o professionisti, dimostrando che il valore di una persona non si misura con un titolo di studio. 

Ci sono molte notizie di preti che commettono reati, ma non si attribuisce mai la colpa al cristianesimo o a tutti i cristiani, e giustamente. Allo stesso modo, quando un italiano commette un reato, non si fa riferimento alla sua religione o credenza negli articoli. Perché, allora, questo errore viene commesso con l’Islam e i musulmani? 

Il mondo dei media è estremamente influente e può essere pericoloso, rendendo facile cadere vittime della loro propaganda. La nostra associazione vi invita a non credere ciecamente a tutto ciò che vedete o sentite. Vi incoraggiamo ad approfondire ciò che è davvero la nostra fede, magari studiando e dialogando direttamente con noi musulmani, invece di ascoltare chi pretende di parlare al nostro posto. 

Siamo qui per smascherare questa cattiva propaganda e per raccontarvi la verità sulla nostra bellissima religione! 

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